Le automobili costruite con le stampanti 3D

Ultimo aggiornamento: 19.06.19

 

Lo Steve Project si preoccupa di alleggerire l’impatto dei mezzi di trasporto, come le automobili sull’ambiente. Per questa ragione ha pensato di innovare con la costruzione di auto in 3D.

 

Il progetto

La sperimentazione dovrebbe avvenire entro maggio del 2019 e prendere piede tra due città: Torino e Venaria Reale. Ma cosa hanno intenzione di creare? Dei veicoli compatti, in plastica, e soprattutto elettrici, quindi senza emissioni nell’ambiente.

Il progetto, però, non vede interessate solo queste due città italiane, ma anche Villach in Austria e Calvià in Spagna. Il fine è quello di creare una mobilità di tipo 4.0, in grado di offrire servizi e soluzioni efficienti e senza rischi per l’ecosistema. Ma il progetto vuole coinvolgere anche la gente, tanto che è stato lanciato un sondaggio online e creato un forum nel quale discutere il tema dell’elettromobilità.

 

 

Il punto di vista della Ford

Grazie ai passi da gigante che sta facendo la tecnologia, le stampanti 3D finiscono per creare oggetti di ogni tipo, persino case e auto, con costi ridotti in maniera molto evidente. L’azienda Ford, tra le leader nel mercato delle automobili, è interessata al progetto e infatti sta testando quella che si chiama fabbricazione additiva.

Il prodotto usato ha il nome di Stratasys Infinite Build 3D Printer, che ha un modo di lavorare molto diverso dalle stampanti 3D attualmente sul mercato. Non stampa, infatti, strato per strato, allungandosi verso l’alto, ma lateralmente. La conseguenza è la possibilità di produrre oggetti molto estesi, addirittura infiniti in teoria. Anche il processo di stampa è totalmente differente: vediamo come funziona.

 

Il meccanismo di realizzazione

Ciò che distingue la Stratasys dalle altre stampanti è prima di tutto il fatto che non utilizzi filamenti per dare vita alle sue creazioni. Funziona, invece, con un micropellet, dall’aspetto molto simile alla sabbia.

Viene scaldato fino quasi a renderlo liquido e poi estruso dalla testina, ricordando molto la tecnica di stampa a iniezione. La ricarica del braccio, addetto alla stampa, è operata da un robot ed è possibile anche che quest’azione sia eseguita mentre il processo è in atto.

Di conseguenza, la stampante può lavorare senza sosta, perché non è necessario fare delle pause necessarie, solitamente, per dare nuovamente energia alla macchina.

 

I risultati

La sperimentazione ha soddisfatto la Ford che, nonostante i normali errori iniziali, si è detta in grado di comprendere quali modifiche sia necessario operare affinché la stampante funzioni nella maniera più corretta.

Gli ingegneri hanno compreso, prima di tutto che, per avere una buona qualità di stampa, è indispensabile orientare nella maniera corretta gli oggetti. Inoltre la finitura può essere regolata tramite la velocità di stampa.

Quello che è, per ora, solo una sperimentazione, probabilmente porterà ben presto ad avere macchine interamente create tramite la stampa in 3D. Non ci resta che attendere tutti gli sviluppi.

 

La prima fu la Boeing

In realtà la prima azienda a utilizzare la stampante 3D per dare vita a un mezzo di trasporto fu la Boeing di Seattle. La società è stata la prima a ottenere la certificazione che le consente di produrre componenti strutturali degli aerei con l’ausilio della stampa tridimensionale.

Per essere più precisi, potrà creare componenti del jet 787 Dreamliner, che è in servizio a partire dal 2011: perché proprio questo modello? Certamente perché i pezzi che lo compongono sono molto costosi. La stampante 3D consente, in questo modo, di ammortizzare la spesa senza per questo andare a intaccare la sicurezza o la qualità dei materiali.

Il risparmio raggiunge addirittura i tre milioni di dollari per ogni aereo, nonostante i pezzi siano costruiti in titanio. Vista la qualità della soluzione, Boeing ha deciso di utilizzarla anche in campo aerospaziale, uno di quelli coperti dalla sua azione.

La divisione satelliti, infatti, è una di quelle che comporta sempre ricavi scarsi, se non addirittura rischia di far andare in perdita l’azienda. Tramite questa nuova tecnica sarà invece possibile abbattere i costi e avere un maggior numero di satelliti in un tempo più breve. Il contro, però, qui c’è: dovendo andare nello spazio, i materiali avrebbero una durata inferiore a quelli utilizzati per la fabbricazione con altre macchine.

 

L’interesse della Nasa

Naturalmente non può che sfruttare le stampanti 3D per parti dei suoi progetti anche la Nasa, che per la sua astronave Orion, destinata addirittura al trasporto dei passeggeri su Marte, ha pensato di  usarla per fabbricare ben 100 parti. Sta inoltre progettando di stampare, in futuro, il motore di un razzo.

 

 

Altre aziende che vogliono usare la stampa in 3D

Anche la Rolls Royce è interessata alle stampanti in 3D, in particolar modo per la creazione di un motore per auto. La General Motors usa già questo meccanismo per creare parti delle sue automobili. La Marina degli Stati Uniti ha invece intenzione di avere quasi 1.000 componenti stampati in 3D da usare sulle sue flotte.

Non mancano inoltre le aziende intenzionate a utilizzare la stampa 3D per la creazione di case e appartamenti. HuaShang Tengda ha stampato una casa a due piani in sei settimane; la Apis Cor, invece, ha dato vita a un appartamento completo in sole 24 ore. Gli olandesi di DUS Architects hanno invece creato KamerMaker, una stampante 3D molto grande e in grado di dare vita a case usando materiali di riciclo.

Barilla ha invece intenzione di permettere ai suoi clienti di creare la pasta della forma desiderata tramite la stampa 3D. Agronomi e tecnici alimentari hanno suggerito quale grano utilizzare per creare il giusto impasto, da far estrudere al macchinario,

La loro idea è anche quella di far arrivare la stampante nelle case dei consumatori, in modo da permettere a ciascuno di “stampare” la nuova pasta direttamente e senza dover andare in ditta o nei supermercati.

 

 

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