Formattare un SSD: alcune accortezze

Ultimo aggiornamento: 14.09.19

 

Il supporto di archiviazione più diffuso fino a cinque anni fa, era sicuramente il classico HDD, comunemente chiamato hard disk o disco rigido. Questi dispositivi sono utilizzati da tempo immemore e hanno sempre svolto un buon lavoro per quanto riguarda l’archiviazione dei dati, offrendo una notevole quantità di spazio a costi contenuti. Negli ultimi anni, però, sono emersi sul mercato i Solid State Drive, unità a stato solido anche chiamate SSD. La differenza rispetto ai classici hard disk è notevole, non solo per quanto riguarda le dimensioni, molto più contenute, ma soprattutto per la velocità di lettura e scrittura che ha reso gli HDD praticamente obsoleti.

Non si tratta di dispositivi che presentano unicamente vantaggi, però, per questo gli HDD continuano a essere venduti parallelamente senza troppi problemi. Innanzitutto un SSD, a parità di spazio di archiviazione, costa di più, inoltre i consumatori non si fidano ancora al 100% ad affidare dati importanti a queste unità. Si tratta però di un sospetto infondato, basti pensare infatti che gli SSD sono in grado di resistere a urti, scossoni e generalmente anche qualche caduta, senza riportare alcun danno mentre invece anche un semplice urto potrebbe essere fatale per un HDD, portando all’incapacità di leggere determinati settori del disco che resterebbero quindi inaccessibili.

Il motivo di questa differenza è dato dalla componentistica interna, mentre gli HDD sono dotati di strumenti delicati come i piatti, il motorino che muove il braccio e così via, gli SSD sono semplicemente delle schede con dei chip saldati su di esse. Opportunamente protetti da un guscio di plastica o metallo, quindi, non riportano danni se urtati o cadendo.

 

Differenze prestazionali

Il motivo per cui molti utenti acquistano un SSD è per la velocità di lettura e scrittura dei file, di gran lunga superiore a quella degli HDD. Inserendo una unità a stato solido nel vostro computer desktop, e installando su di essa un sistema operativo pesante come Windows 10, riuscirete a velocizzare le operazioni di accensione, spegnimento e apertura dei file legati al sistema, che impiegheranno pochi secondi, un vero e proprio balzo nel futuro se comparato alle prestazioni di un HDD.

Anche i videogiocatori ne possono trarre numerosi benefici, installando sull’unità i vostri giochi preferiti non dovrete più attendere lunghi caricamenti ma il recupero dei file avverrà in modo istantaneo, dandovi così più tempo a disposizione per godervi i giochi e riducendo le noiose attese.

 

 

Spazio di archiviazione

Costando mediamente di più, bisogna fare attenzione quando si acquista un SSD e cercare di optare per un’unità che abbia spazio di archiviazione sufficiente. Chi sceglie un SSD da 125 o 250 GB, dovrebbe necessariamente prendere in considerazione anche l’acquisto di un HDD su cui archiviare i propri dati, poiché un quantitativo limitato permette di installare il sistema operativo (circa 60 GB) e qualche altro programma o file che richiede un accesso immediato.

Avere anche un hard disk su cui contare per la gestione di file di cui non necessitate quotidianamente non è una cattiva idea. Se invece non avete problemi di budget, un SSD da 500 GB o 1 TB potrebbe essere più che sufficiente a gestire anche attività lavorative di un certo calibro come editing di video e foto.

 

Acquisto e vendita SSD usati

Non è raro trovare sul mercato SSD usati a un prezzo inferiore, che permettono quindi di risparmiare qualcosa. Quanto sono sicure, però, queste unità? È stato dimostrato, secondo degli studi condotti dall’università dell’Hertfordshire, nel Regno Unito, che chi vende hard disk, SSD e memorie di tipo digitale, non cancella attentamente tutti i dati dai dispositivi che restano quindi facilmente accessibili con le giuste conoscenze.

Se dal punto di vista dell’acquirente senza malizia questo potrebbe non essere un problema, nel caso di utenti con intenzioni malevole, potrebbe rivelarsi un vero e proprio problema, dando accesso, potenzialmente, a informazioni di natura privata come conti correnti, carte di credito, password, foto e così via.

Gli SSD, rispetto agli hard disk, non possono essere formattati nel senso stretto del termine poiché si tratta di un ciclo di cancellazione e riscrittura che influisce negativamente sulla durata stessa del dispositivo dal momento che ha una “data di scadenza” indicata dai TBW, ovvero i Terabyte Written.

Come fare dunque per eliminare in modo sicuro i dati prima di vendere a terzi il proprio SSD o quando arriva nelle nostre mani un’unità usata? Il modo migliore è sfruttare la funzionalità Secure Erase prevista dal firmware tramite gli strumenti messi a disposizione dai produttori.

Qualora vogliate essere sicuri che i dati non possano essere recuperati in alcun modo, dovrete seguire una procedura di crittografia per bloccare qualsiasi ripristino dei dati precedenti.

 

 

Crittografia, cos’è e come funziona

Come dice il termine stesso, crittografia significa criptare la scrittura, renderla quindi inaccessibile a chi non abbia la chiave di lettura. Il processo è lo stesso per i dati, che vengono nascosti dietro una barriera inaccessibile a meno che non si abbia questa chiave generata casualmente da un algoritmo, cosa che ne rende molto difficile l’individuazione.

Per eseguire questa crittografia potrete avvalervi del programma VeraCrypt, molto semplice e immediato da utilizzare. Una volta avviato potrete scegliere di crittografare una cartella, un singolo drive o un’intera partizione di sistema.

La scelta per cui optare, in questo caso, è la seconda, ovvero il singolo drive. Nella schermata successiva dovrete scegliere l’unità e proseguire, selezionando “Create encrypted volume and format it”. Ora dovrete proseguire, cliccando sempre su Next, finché non vi porterà al menu di selezione di una password. Il nostro consiglio, dato che non dovrete permettere più l’accesso a questi dati da parte di nessuno, è quello di inserire una password estremamente lunga e senza alcun criterio preciso, alternando lettere, numeri e simboli. In questo modo vi assicurerete che anche chi volesse prendersi la briga di provare a bucare il sistema non vi possa riuscire in alcun modo.

Quando il processo di crittografia è completo, potrete formattare il drive e sarete pronti a venderlo o cederlo a terzi senza dover temere in alcun modo che qualcuno possa risalire ai vostri dati originali.

 

 

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