Visori per la realtà virtuale: basta un solo cavo

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

Microsoft, Valve, Nvidia, AMD e Oculus hanno unito i loro sforzi per mettere a punto Virtual Link. Si basa un connettore USB-C che da solo fornisce alimentazione, trasferimento dati e segnale video.

 

Uno dei problemi che interessano i visori per la realtà virtuale è che ci sono troppi cavi: in un mondo dove la parola d’ordine è “wireless”; attualmente ne servono ben tre, ossia, un cavo HDMI, uno USB e nella maggior parte dei casi anche un cavo audio. I pezzi grossi del settore come Microsoft, Valve, Nvidia, AMD e Oculus, riunitisi in un consorzio, hanno messo insieme le loro forze per ridurre il tutto a un solo cavo.

 

Un nuovo standard

Il nuovo standard si chiama Virtual Link e si basa su un connettore USB-C che utilizza una modalità di funzionamento alternativa capace di fornire l’alimentazione, il trasferimento di dati e segnali video.

Tale innovazione si è resa necessaria in vista dei caschetti VR di seconda generazione che si apprestano a invadere il mercato. Virtual Link prevede l’uso di quattro connessioni HBR3 DisplayPort che permettono di gestire schermi high definition sfruttando 32,4 Gbps di banda e due canali USB 3.1 Gen 2 da 10 Gbps per telecamere e sensori. Potranno essere supportati flussi video da 3.840×2.160 pixel a 120 Hz e 8 bit.

 

 

Semplificazione

Lo scopo del nuovo standard voluto dai colossi del settore può essere sintetizzato con il termine “semplificazione”. Semplificare il setup del visore e “tenere in ordine” le postazioni. Anche in questo modo (la semplificazione d’uso) si pensa di favorire la diffusione della realtà virtuale e renderla accessibile anche a chi ha poche porte a disposizione come quanti posseggono un computer portatile.

 

Poche schede video compatibili con Virtual Link

Ancora non è dato sapere quando saranno disponibili gli headset di seconda generazione per la realtà virtuale ma chi sta pensando a un upgrade del proprio computer non vuol farsi trovare impreparato. Qui sta il problema: non tutte le schede video in produzione sono dotate del connettore USB C che assicura la compatibilità con il Virtual Link.

Di tutte le compagnie del consorzio, solo Nvidia si è mossa dotando di connettore le Founders Edition di GeForce RTX. In pratica se state pensando di comprare una scheda video compatibile con lo standard Virtual Link, non date per scontato che lo sia solo perché si tratta dell’ultimo modello. Verificate attentamente questo dettaglio.

 

Cos’è un visore VR

Ci pare opportuno spiegare cos’è un visore VR. Si tratta di un accessorio che, indossato come un casco consente di riprodurre un contenuto virtuale regalando la sensazione di essere totalmente immersi nello scenario che si vede. I visori VR si dividono in due categorie: ci sono quelli attivi e quelli passivi. Questi ultimi, per funzionare, hanno bisogno di uno smartphone.

 

Una realtà simulata

Ma cos’è la realtà virtuale? È una realtà simulata che consiste nel muoversi all’interno di ambientazioni fotorealistiche in tempo reale, avendo la possibilità di interagire con gli oggetti presenti. La realtà virtuale affonda le sue origini nella metà del XX secolo quando Morton Helling inventò l’Experience Theater: tutti i sensi degli spettatori venivano coinvolti nel corso della proiezione di un film grazie al Sensorama, una macchina ideata nel 1957 che riproduceva immagini stereo 3D, vibrazioni, vento, sensazioni tattili e persino profumi.

La nascita del primo sistema con visore risale al 1968 grazie a Ivan Sutherland. Era un sistema piuttosto grezzo e poco pratico, il realismo lasciava a desiderare ma il principale problema era il suo peso, tanto è vero che il visore doveva essere fissato al soffitto. È nel 1989 che si parla per la prima volta di VR Quando Jaron Lanier, ritenuto un vero pioniere del campo, fondò la VPL Research.

 

 

La realtà virtuale al servizio della cultura

Quando si pensa alla realtà virtuale, l’associazione con i videogame è immediata. Ma tale tecnologia può dare molto di più, anche in ambito culturale. Già nel 1994 fu realizzata una ricostruzione 3D di com’era il Castello di Dudley, nella contea delle West Midlands, Inghilterra, nel 1550.

La VR dunque, consente di realizzare riproduzioni fedeli di siti dalla grande importanza storica e culturale e offrire la possibilità di visitare, seppur virtualmente, luoghi di assoluto interesse che per diverse ragioni non sono accessibili al pubblico.

 

 

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