Un orchestra… di robot!

 

La musica è sempre stata al centro dell’umanità e ci ha accompagnati per tutto il corso della nostra storia. D’altronde ancora oggi siamo colpiti dalle opere dei grandi compositori come Beethoven, Mozart, Chopin e i nostri Verdi e Rossini. Nel mondo moderno la musica si è trasformata in un vero e proprio ‘business’, grazie ai video, ai concerti e alla sorpassata MTV.

Al giorno d’oggi la musica è diventata così importante per le nuove generazioni dal dettare addirittura legge nella moda e negli stili di vita, basta pensare ai vari idoli del pop che influenzano migliaia di giovani con i loro video e i loro live. L’accessibilità inoltre al mondo musicale è aumentata grazie a internet.

 

Il vantaggio della grande rete

Fino a qualche anno fa solo gli appassionati correvano al negozio di CD per comprare l’ultimo album del loro artista preferito e l’unico modo per vedere performance live era pagare il biglietto e farsi la fila chilometrica per i concerti.

Adesso con Youtube e la musica online su Spotify è tutto cambiato, si può navigare tra i diversi generi musicali con una facilità disarmante, accedendo a tutte le informazioni su un determinato artista semplicemente andando su Wikipedia. Allo stesso modo si può assistere a performance live comodamente seduti sul divano, comprando DVD o vedendole direttamente sul web.

Certo non è la stessa emozione di stare sotto un palcoscenico, ma d’altronde il prezzo dei biglietti per gli show di artisti di fama nazionale e internazionale è diventato abbastanza proibitivo. Questo perché il web e la possibilità di ascoltare musica ovunque ha fatto calare la richiesta di CD, motivo per il quale gli artisti adesso sono perennemente in tour e scrivono meno album rispetto al passato.

 

 

Il domani delle sette note

In molti infatti si chiedono quale sarà il futuro della musica. Gli appassionati non vedono un futuro molto roseo, visto che molte delle band famose degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 stanno giungendo inevitabilmente al termine della loro carriera. I gruppi e gli artisti più giovani sono spesso delle meteore che ottengono i classici 15 minuti di fama predetti da Andy Warhol nel 1970. I generi di nicchia spesso vengono esaltati: gli anni ‘70 sono stati del rock, gli ‘80 del pop e i ‘90 del heavy metal, mentre ultimamente è il rap a dettare legge, o meglio l’amata\odiata musica trap.

Ovviamente tutto segue il flusso del business deciso spesso da contest televisivi e dagli interessi delle etichette che per guadagnare e pagare i dipendenti devono investire non tanto sulla buona musica, ma su quello che la gente chiede.

 

E se il futuro della musica fosse nei robot?

L’utilizzo di macchinari automatizzati sempre più moderni in diversi campi sta diventando sempre più comune nel nostro mondo. Basta pensare alle catene di montaggio delle grandi aziende dell’automotive o ai macchinari ospedalieri per facilitare le operazioni.

Ultimamente si parla anche di protesi meccaniche e addirittura di avveniristici esoscheletri bionici che possono guarire persone con danni permanenti alla schiena o che hanno perso degli arti. Certo, siamo ben lontani da scenari apocalittici immaginati da Hollywood come Matrix e Terminator, ma la macchina del progresso non si ferma mai e ci lascia sempre fantasticare su possibili nuove invenzioni rivoluzionarie.

Il concetto di ‘robot’ come servitore della razza umana è stato inventato e reso famoso dallo scrittore russo Isaac Asimov, il quale genio ha partorito addirittura le Tre Leggi della Robotica che fondamentalmente impediscono ai robot di recare danno ai loro padroni e di servirli.

Nessuna di queste leggi però impedisce ai robot di suonare. E d’altronde se pensiamo che la maggior parte della musica moderna viene prodotta con il PC o il Mac, possiamo essere sicuri che nessuno si offenderà se dei robot dovessero mai decidere di suonare anche dal vivo.

Il libero arbitrio alle macchine però è qualcosa di così lontano e di così controverso che una cosa simile sarebbe impensabile, a meno che dietro non ci sia ovviamente un essere umano.

 

 

Un’orchestra cybernetica

È il caso di produttore di musica elettronica italiano chiamato Leonardo Barbadoro che ha messo insieme un’intera orchestra robotica.
Si compone di ben oltre 60 strumenti e vede come direttore d’orchestra un computer portatile capace di trasmettere messaggi digitali a ognuno di loro, indicando la partitura da eseguire.  

Il progetto chiamato Musica Automata genererà un album dove poter ascoltare la musica prodotta da questa futuristica orchestra invisibile. Tra gli strumenti troviamo il pianoforte, l’organo, percussioni e vari strumenti a fiato. Certo sicuramente sarebbe più curioso vedere l’esecuzione dal vivo, ma a quanto pare al momento non sono programmati concerti.

Leonardo Barbadoro (conosciuto anche come Koolmorf Widesen) ha avviato il suo progetto su Kickstarter, famosa piattaforma di crowdfunding utilizzata per finanziare progetti e chiedere il supporto di utenti o investitori interessati. Il progetto ha già raggiunto la cifra richiesta per il suo avvio, questo significa che è andato a buon fine e che presto potremmo ascoltare il prodotto finale. Sulla pagina di Musica Automata su Kickstarter si può già avere un assaggio grazie a una traccia in anteprima. Ad aiutare Barbadoro nell’impresa ci ha pensato il Dr. Godfried-Willem Raes, creatore degli strumenti robot per l’orchestra.

Un progetto a dir poco ambizioso e rivoluzionario che amplia le possibilità espressive della musica come la conosciamo. Bisogna solo vedere se dopo la realizzazione di Musica Automata questa forma di musica prenderà piede o rimarrà confinata a questo singolo esperimento. Sarebbe interessante vedere se questi strumenti automatizzati possano essere programmati anche per suonare altri generi o per coprire eventuali musicisti mancanti nelle band.

 

 

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