Pininfarina e la penna che è andata nello spazio

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

Il problema del poter portare una penna nello spazio ha trovato diverse soluzioni: una tra queste è stata proposta proprio dal marchio Pininfarina.

 

La tecnologia la fa da padrone dappertutto: immaginate un po’ quanto possa servire su una navicella spaziale. A parte questo, però, portare una penna nello spazio, per rispolverare il tradizionale metodo di scrittura, non è sembrata un’impresa impossibile a Pininfarina.

Il problema di eseguire un’operazione del genere è dovuto alla grafite, o meglio, ai micro detriti prodotti, che diventano pericolosi per il sistema di filtraggio. Inoltre, non poter scrivere nella microgravità era uno dei dispiaceri degli astronauti.

 

La Pininfarina Space

Nasce così la Pininfarina Space, testata dagli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale a partire da luglio del 2017 e per sei mesi, durante la missione V.I.T.A., alla quale ha partecipato anche l’italiano Paolo Nespoli.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con NAPKIN Forever e con la ALTEC di Torino. Quali sono le caratteristiche di questo modello? Non contiene inchiostro o grafite, ma riesce a lasciare un segno preciso come fa una penna e morbido come quello di una matita.

La sua punta scrivente è in Ethergraf, una lega di metalli che è stato appunto creata da NAPKIN e che si basa sugli studi sulla punta d’argento di Leonardo Da Vinci. Questa lega genera un principio di ossidazione, a contatto con la carta, che non lascia alcun residuo.

La struttura è invece in magnesio: presentata a Maggio all’Altec (Aerospace Logistics Technology Engineering Company), è stata successivamente commercializzata ed è diventata una chicca per tutti coloro che collezionano le penne.

Ha un costo di 120 euro ed è il culmine delle varie progettazioni studiate da Pininfarina negli ultimi tempi.

 

 

La Cambiano

Chi segue tutte le evoluzioni del mondo Pininfarina, conosce sicuramente la concept car Cambiano, la macchina dalla linea elegante e di design, che monta quattro motori elettrici Magneti Marelli e che quindi rivolge un occhio anche all’ambiente.

Prendendo ispirazione da questo prodotto, il team guidato da Paolo Trevisan, ha creato la penna con lo stesso nome, che prevede una mistura di materiali, quali il legno e l’alluminio.

La scocca è proprio in questo elemento ed è trattata galvanicamente in modo da assicurare la presenza di due finiture: la classica alluminio e quella nero lucido. La parte interna è in legno di noce massello, come anche la scatola che la contiene e che non si limita a fare da confezione ma ha un foro nella parte superiore, che la trasforma in un portapenne.

Su questa penna fu montata la punta in Ethergraf, che non necessita di inchiostro o di grafite perché “graffia” la carta ossidandola e in questo modo lascia il suo tratto, proprio come se si scrivesse con una penna tradizionale.

Per fare in modo che funzioni, però, dovrete utilizzare la comune carta, in quanto grazie alla sua porosità, visto che contiene cellulosa non trattata, reagisce bene al passaggio della punta. Il prodotto ha avuto tanto successo da essere stato creato anche nella versione Star Wars.

 

La Aero

Dopo Cambiano è stata la volta di Aero, ispirato dal libro di memorie di Battista Farina, nonno dell’attuale presidente della Pininfarina. In questo scritto il progenitore del gruppo raccontava di essere molto attratto dalla montagna e dalle sculture di neve create dal vento.

Aero è infatti una penna che sembra progettata dal vento, tanto che la sua aerodinamicità è stata testata nella galleria del vento di Pininfarina, che viene solitamente usata per verificare la resistenza all’aria delle automobili.

Ma come può un modello del genere essere tanto leggero da pesare soli 17 grammi? Facile, perché, appunto, all’interno non ha una cartuccia ma è vuoto, visto che può scrivere tramite la famosa punta in Ethergraf. Il manico è in un alluminio speciale, quello aerospaziale, che viene usato per creare i carrelli degli aerei o per la Formula 1. Attualmente l’azienda sta cercando di migliorare il prodotto, grazie all’aiuto del Politecnico di Torino, rielaborando i materiali della punta, in modo da consentirle di scrivere anche a colori.

 

 

Prima di Pininfarina

Quando, negli anni ‘60, gli scienziati della Nasa si resero conto di non poter usare la penna nello spazio, a causa del problema creato dai residui di grafite, si cercò di trovare una soluzione.

Dal 2000 ha preso piede la “leggenda” secondo la quale i russi, invece, diedero ai propri astronauti una matita, risolvendo l’inghippo. Tuttavia anche nei racconti c’è un fondo di verità e infatti la Nasa ordinò proprio una serie di matite meccaniche, che però costavano ben 130 dollari al pezzo. A parte la cifra esagerata le matite non erano la scelta migliore, sia perché molto fragili, sia perché facilmente infiammabili, quindi in ogni caso pericolose per l’incolumità degli astronauti.

A questo punto intervenne un investitore privato, Paul C. Fisher, che creò quella che è poi diventata la penna più usata dagli astronauti: la Space Bullet. Fisher depositò il suo brevetto: il modello inventato poteva scrivere dal basso verso l’alto, con il gelo o a temperature molto alte, attraverso i liquidi e, quindi, anche sott’acqua. La Nasa decise così, nel 1967, di testarla e la adottò per le missioni.

Ma come fa questa penna a scrivere in assenza di gravità? La cartuccia contenuta è pressurizzata con il nitrogeno, che spinge l’inchiostro verso la punta in tungsteno.

Visto la loro affidabilità, la Nasa decise di ordinarne 400 pezzi e contagiò la Russia che, l’anno successivo, acquistò 100 penne più 1.000 cartucce di ricarica. Il grande vantaggio ottenuto da entrambi fu quello di avere un grosso sconto sulla quantità, arrivando a pagare poco più di 2 dollari per oggetto.

Prima della rivoluzione di Pininfarina, dunque, la penna (Controllare qui la lista delle migliori offerte ) più usata dagli astronauti è stata la Shuttle Pen, facile da trovare anche per chi non vola nello spazio, al prezzo che oscilla tra i 30 e i 50 euro.

 

 

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