Le conseguenze negative del coworking

Ultimo aggiornamento: 14.09.19

 

Il coworking è sempre più diffuso e apprezzato da chi vuole risparmiare: ma quali sono gli aspetti negativi del lavorare nello stesso ambiente?

 

Il coworking ha preso piede a partire dal 2016, quando i freelance, stanchi di lavorare da soli in casa, hanno preferito condividere il proprio spazio con altre persone. Da questa idea è nata una vera e propria attività in diverse città nel mondo, nelle quali ci sono aziende che mettono a disposizione uffici con scrivanie e quant’altro, per consentire a più gente di lavorare nello stesso ambiente.

 

Come nasce un coworking

Per dare vita a un coworking è necessario avere un locale la cui destinazione d’uso sia quella di ufficio, seguire tutti i passaggi, dalla dichiarazione alla Questura in poi, e soprattutto avere una partita IVA, dato che si tratta di una vera e propria attività.

Sarà da preferire un ambiente costituito da più locali e magari dotato anche di mensole e librerie. Non deve mancare la connessione Wi-Fi, indispensabile per i professionisti, e una lampada da dedicare a ogni parte occupata della scrivania, in modo da garantire una buona visuale in qualsiasi ora del giorno.

Naturalmente sono indispensabili le prese di corrente e spesso anche i cavi USB a disposizione di chi ha bisogno di ricaricare, per esempio, il cellulare. La stampante è da preferire wireless e il fax è un elemento in più che può dare ancora più valore allo spazio.

I coworking migliori sono quelli che prevedono anche la presenza di uno spazio comune o di una sala riunioni, insomma, un posto nel quale è possibile incontrare i propri clienti o anche trascorrere la pausa bevendo un buon caffè.

 

 

Il contratto

Chi vuole usare un coworking deve stipulare un contratto con chi mette a disposizione lo spazio, in modo da regolamentare il pagamento di una quota per l’usufrutto del luogo. Tra le clausole da includere non dimenticatene alcune davvero importanti, come:

 

  • il rispetto delle normative sulla privacy
  • l’assunzione di responsabilità sugli eventuali danni riportati
  • il divieto assoluto alla navigazione su siti illegali
  • il divieto a stabilire la sede legale (per esempio di una società) nel coworking.

 

L’importanza di un manager

Questa figura è di fondamentale importanza all’interno del coworking, in quanto è preposta all’ascolto dei coworkers, che magari possono fare richieste o dimostrare particolari esigenze. Si tratta di un problem solver che non può mancare per assicurarvi la buona riuscita dell’attività.

 

Quello giusto

Se siete alla ricerca del coworking che fa per voi, la prima regola da seguire è quella di sceglierne uno vicino casa o facilmente raggiungibile. La comodità è infatti un aspetto da non sottovalutare quando si tratta di lavoro, soprattutto se potete regolarlo a vostro piacimento.

Fare una prova è un altro elemento da non sottovalutare: se le persone che lavorano in quell’ambiente non vi piacciono, sicuramente non si tratta di quello giusto per voi. Stabilire un legame con chi condivide il vostro spazio lavorativo è infatti importante per trascorrere parte della giornata nella leggerezza e implica anche poter fare delle pause in buona compagnia.

 

I contro del coworking

Ai pro associamo anche dei contro, che possono naturalmente nascere come accade in ogni spazio lavorativo che si rispetti. Se l’ambiente è molto piccolo, per esempio, e qualche utente un po’ troppo chiacchierone, sarà molto facile distrarsi ed essere infastiditi, con notevoli conseguenze sulla vostra produttività.

Chi è solito fare conference call o usare Skype avrà inoltre bisogno di una sala dedicata, altrimenti sarà impossibile svolgere correttamente le vostre mansioni e, più che condividere lo spazio, sacrificherete il vostro.

Non è neppure da sottovalutare la spesa da affrontare: se siete alle prime armi e quindi non guadagnate molto, la quota mensile potrebbe avere un impatto importante sul vostro budget. Solitamente si aggira tra i 100 e i 300 euro, ma potreste anche trovare un coworking comunale che propone un abbonamento abbastanza economico.

 

Le aziende si ispirano al coworking

Sembra che, soprattutto in America, le aziende si ispirino sempre di più agli spazi usati per il coworking. All’inizio hanno eliminato gli uffici, poi hanno tolto i pannelli che dividevano le varie zone degli open space, rendendoli ancora più “open”.

Adesso hanno deciso di eliminare anche la scrivania, intesa come spazio dedicato a un uso personale. Sì, perché al loro posto ci sono ora dei tavoli che possono essere occupati dal primo arrivato e persi se ci si allontana, un po’ come in una comune biblioteca. Perché? Certamente per risparmiare: secondo il Wall Street Journal il fenomeno ha già toccato il 25% delle aziende e il 52% è propenso a implementare il sistema della “scrivania condivisa”.

 

Cosa c’è che non va

Se il dipendente giovane e magari appena arrivato nell’azienda non patisce questo cambiamento, il lavoratore navigato, abituato al proprio spazio definito, vive con grande stress la perdita della propria indipendenza. Viene infatti a essere intaccato non solo il senso di appartenenza ma anche la sicurezza delle proprie cose, il tutto sostituito da una grande precarietà.

 

 

Il caso della Unilever

La Unilever, situata nel New Jersey, è stata tra le prime aziende a sfruttare questo modello: qui 1.500 dipendenti condividono 1.200 postazioni. Ognuno ha un proprio armadietto e, quando arriva a lavoro, gli viene assegnato un posto libero. Se però si assenta per un tempo superiore alle due ore, è costretto a portare via i suoi effetti personale e inoltre deve pulire la scrivania con apposite salviette.

Nell’Ohio, invece, una banca ha eliminato le sedie: al loro posto ci sono scrivanie che hanno più le sembianze di una cyclette e, quando non sono più disponibili, i dipendenti possono usare i tavolini del bar. Secondo alcuni responsabili, questo stimolerebbe il socializzare ma non vengono tenuti in conto i gravi risvolti negativi. I capi, per esempio, in questo modo non possono sapere chi è al lavoro e chi a casa. Inoltre chi è abituato alla postazione fissa, sente il bisogno di una scrivania con la propria foto di famiglia o la vicinanza ai colleghi con i quali sono sempre stati soliti condividere lo spazio.

 

 

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