Inquinamento elettromagnetico, cos’è?

Ultimo aggiornamento: 17.08.19

 

Oggigiorno si sente parlare sempre più spesso di “inquinamento elettromagnetico” ma cos’è di preciso e quanto può essere dannoso per l’essere umano?

Con tale termine ci si riferisce non a un inquinamento fisico, come potrebbe esserlo quello dei rifiuti, ma a una presenza eccessiva di radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti. Tali radiazioni sono emesse per esempio dai radar, dai forni a microonde, dalle antenne radio e televisive, e persino dalla vasta quantità di apparecchi wireless di cui disponiamo oggigiorno.

Come è facile immaginare, quindi, tutta la nostra società si basa sull’utilizzo delle microonde per fini comunicativi, abbattendo così le distanze e rinunciarvi non è un’opzione contemplabile al momento.

 

Si tratta di radiazioni nocive?

Il vero effetto biologico delle microonde è ancora oggetto di studio da parte della scienza e non vi sono risposte univoche che possano confermare in modo preciso la loro nocività e gli effetti a lungo termine sul corpo umano. Uno degli effetti accertati, però, è un aumento della temperatura di ciò che le microonde attraversano, soprattutto se in presenza di acqua secondo lo stesso principio che permette ai microonde casalinghi di funzionare. L’emissione da parte di dispositivi cellulari, però, non è tale da giustificare una penetrazione all’interno dell’organismo umano, agendo quindi unicamente a livello esterno.

Nonostante non siano state rilevate evidenze di un aumento di tumori in seguito a esposizioni a microonde emesse da dispositivi come smartphone, non vuol dire che non vi possa essere una correlazione non ancora studiata con attenzione. Pertanto, organi di salvaguardia come il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente consiglia di prendere alcuni provvedimenti in via del tutto precauzionale.

 

 

Vademecum

Uno degli elementi fondamentali è la distanza. Bisogna cercare di evitare di utilizzare smartphone e tablet per effettuare chiamate eccessivamente lunghe, tenendo quindi per molto tempo nei pressi della testa il dispositivo che sta emettendo delle radiazioni per collegarsi a un altro cellulare. Va evitato quindi anche il contatto diretto con parti sensibili, non inserirlo nelle tasche dei pantaloni per esempio o dormire con il dispositivo sotto il cuscino.

Molti utenti caricano lo smartphone di notte tenendolo sul comodino, molto vicino quindi alla testa. Sempre in via del tutto precauzionale andrebbe tenuto ad almeno un paio di metri dalla testa, magari da spento, per eliminare il rischio di essere esposti alle radiazioni anche durante la notte, fattore che potrebbe disturbare il sonno.

Durante il giorno, chi usa lo smartphone per effettuare chiamate lavorative, potrebbe non riuscire a limitare l’utilizzo, pertanto l’utilizzo di auricolari cablati potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione, evitando naturalmente quelli wireless poiché per funzionare riceverebbero continuamente onde che mantengano il contatto con lo smartphone.

Pochi utenti sanno inoltre che, quando c’è poco campo, per poter garantire il segnale lo smartphone emette un quantitativo di radiazioni maggiore. Evitate quindi di utilizzarlo per chiamate impegnative, a meno che non sia una situazione d’emergenza, quando vi trovate in zone con poca copertura. Anche in questo caso potrebbero venirvi in aiuto gli auricolari, che aumenterebbero così la distanza dal dispositivo.

Questo concetto si applica anche mentre si è in movimento con mezzi di trasporto come il treno. L’elevata velocità e lo spostamento rapido in diverse aree rende difficile per lo smartphone agganciarsi a un segnale, costringendolo quindi a modulare continuamente le radiazioni passando da emissioni forti a deboli continuamente. La soluzione per combattere la noia in viaggi molto lunghi? Un buon vecchio e sano libro cartaceo, una rivista o un quotidiano sono ancora in grado di intrattenervi quel tanto che basta da rappresentare una solida alternativa.

 

Wi-Fi

Per quanto riguarda la connessione più utilizzata in casa e in ambienti dotati di internet wireless, bisogna sfatare alcuni miti. Sono sempre numerose infatti le campagne di disinformazione che millantano effetti catastrofici sul corpo umano ma secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non vi è alcuna evidenza scientifica di danni alla salute provocati dalle comunicazioni Wi-Fi.

L’intensità è infatti così bassa che non può destare alcun tipo di sospetto. Se proprio siete scettici e volete comunque prendere qualche precauzione, potete farlo seguendo dei semplici consigli come per esempio non avvicinarsi a meno di un metro a un dispositivo che sta eseguendo upload o download di file.

 

Limitare l’utilizzo da parte dei minori

I bambini che crescono nell’era digitale in cui ci troviamo sono esposti fin dalla tenera età a dispositivi come smartphone e tablet. Il loro organismo è in sviluppo e pertanto potrebbe essere una buona idea limitare l’utilizzo di strumenti che emettono radiazioni, anche se di lieve entità.

È bene anche essere realisti e capire che anche se impedite loro l’utilizzo, sarebbero comunque esposti qualora in casa uno dei genitori li utilizzasse, cercate dunque di evitare atteggiamenti autoritari che impediscano loro di integrarsi con una società che richiede una conoscenza avanzata di questi accessori.

 

 

Problemi fisici

Rispetto ai problemi legati alle radiazioni, che ricordiamo non sono certificati, smartphone e tablet, in particolare, causano dei veri problemi a livello fisico a causa della postura che si assume. Piuttosto che preoccuparvi quindi delle microonde, potrebbe essere più salutare tenere in considerazione la postura che si assume durante gli usi prolungati e che causa dolori al collo, cervicali, intorpidimento degli arti e persino insonnia e problemi legati al ciclo circadiano.

L’inclinazione del collo e la posizione che assumiamo per guardare smartphone e tablet, crea una pressione sulla colonna cervicale pari a 20 chilogrammi, infiammando i muscoli che non sono abituati a sopportare un peso del genere, soprattutto se parliamo dei giovanissimi con un apparato scheletrico ancora non completamente sviluppato.

Attenzione dunque a sottovalutare ciò che è visibile e appurato per inseguire delle teorie a cui solo gli scienziati con approfonditi studi sapranno dare una risposta nei prossimi decenni.

 

 

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