Il codice nascosto delle stampanti laser

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

Un codice celato nei fogli creati con stampanti laser sembra aver creato una polemica da parte dei consumatori che hanno visto minata la loro privacy.

 

Avreste mai pensato che alcune stampanti potessero contenere dei codici nascosti? Sembra una storia da film di spionaggio, ma è pura realtà. Non parliamo certo di messaggi cifrati che rivelano l’esistenza degli alieni o cospirazioni governative, ma semplicemente di piccoli puntini nascosti. Vediamo un po’ di cosa si tratta e se possono in qualche modo compromettere la privacy dei singoli utenti o delle aziende.

Sul mercato esistono due principali tipologie di stampanti, ormai molto diffuse e conosciute dai diversi utenti e dalle aziende. Si tratta delle stampanti inkjet (a getto d’inchiostro) e laser, prodotte da diverse marche del settore e con caratteristiche diverse. Le prime sono quelle più comuni, scelte dalla maggior parte dei consumatori per il loro basso costo di vendita e per le performance standard.

Le inkjet sono la soluzione ideale per la casa, dove possono servire giusto per stampare qualche documento importante come carte d’identità o le carte d’imbarco per i voli low-cost.

Le stampanti laser si presentano con un prezzo di vendita più alto, giustificato però dalle performance più elevate, specialmente quando si tratta di stampare fogli in bianco e nero. Infatti in molti optano per stampanti laser monocromatiche, limitate alla stampa del testo e soprattutto meno dispendiose a livello di toner o cartucce.

 

Puntini invisibili

Nel 2005 alcuni esperti avevano scoperto dei codici nascosti nei fogli stampati dai modelli laser a colori. Questo codice a puntini è invisibile all’occhio umano, ma facendo caso ad alcuni particolari è possibile trovare diverse informazioni. Per poter vedere il codice è necessario illuminare il foglio con una luce blu.

Le informazioni nascoste permettono di risalire alla stampante utilizzata, un dettaglio che può a sua volta ricondurre all’utente che ha lanciato la stampa. Sono impronte identificative che alcune moderne stampanti laser lasciano sul foglio, ma ovviamente non si tratta certo di magia, bensì della volontà delle ditte produttrici.

 

 

L’intento è quello di poter combattere la contraffazione e aiutare gli esperti nel trovare l’autore del falso, ma diversi utenti, tecnici e consumatori lo hanno visto come una violazione della privacy, al punto che la EFF (Electronic Frontier Foundation) ha deciso di protestare affinché questo codice venisse rimosso.

A quanto pare la EFF ha addirittura pubblicato una lista di tutte le stampanti che includono questi puntini gialli.

Tra queste si trovano molti modelli prodotti dalle marche leader nel settore come Samsung, Toshiba, Panasonic, Epson e HP. Non si tratta comunque di una piccola battaglia, infatti è stato coinvolto anche l’Europarlamento per poter prendere una decisione su come regolarizzare i codici nascosti, ma al momento non ci sono stati sviluppi. L’unica soluzione per eliminare i ‘tracking dots’ è stata creata da alcuni ricercatori dell’Università di Dresda in Germania che hanno sviluppato un software particolare.

 

DEDA

Il programma, rilasciato nell’estate del 2018 e chiamato DEDA (Dots Extraction, Decoding and Anonymization), può essere scaricato dal web da tutti gli utenti che desiderano eliminare i puntini gialli dai fogli stampati. Fondamentalmente il software altera il marker e impedisce alla stampante di inserire l’informazione nascosta, tutelando la privacy dell’utente. I creatori del programma hanno dichiarato in un’intervista che nessun produttore di stampanti ha fornito le chiavi di codifica dei punti. L’inserimento del codice spesso dipende dal firmware della stampante.

Il software interno infatti serve a riconoscere i tentativi di stampa delle banconote false, in modo da poterle invalidare. D’altronde con una buona stampante laser o inkjet non è poi così impensabile poter creare dei falsi. La stampante semplicemente impedirà l’avvio della stampa, inoltre i diversi programmi di grafica mostreranno un messaggio di errore ogni volta che si proverà ad avviare la riproduzione su foglio di banconote.

Per visualizzare questi puntini nascosti ci si può avvalere anche di uno scanner. Impostandolo a 600 dpi e acquisendo il foglio stampato, dovrebbero apparire i ‘tracking dots’ sul file immagine creato aprendolo con un programma di grafica. Una volta caricato il file, basterà modificare le impostazioni della scala dei colori, togliendo il rosso e il verde in modo da lasciare solo il blu. I software più indicati per questo processo sono GIMP e ImageMagick, entrambi gratuiti.

 

Minaccia alla privacy

Probabilmente alla maggior parte delle persone non interessa se la propria stampante inserisce un codice invisibile sui fogli. D’altronde non tutti i documenti necessitano di assoluta segretezza, inoltre questo problema è isolato alle stampanti laser, quindi coinvolge meno persone del previsto. Se contiamo che le aziende prediligono dei modelli inkjet altamente performanti, il problema dei punti invisibili si riduce ad una stretta cerchia di utenti privati.

Per esempio può essere molto pericoloso per i ‘whistleblower’, ovvero per quelle persone che segnalano atti illeciti perpetrati dal governo, aziende o da figure importanti. I whistleblower usano spesso documentazione cartacea, quindi i puntini invisibili sono per loro una minaccia, inoltre è risaputo che queste figure vogliono giustamente mantenere segreta la propria identità per evitare ripercussioni.

 

 

L’inserimento dei ‘tracking dots’ da parte dei produttori di stampanti non è poi così recente, infatti era una pratica già attiva dagli anni ‘90 ai fini di mercato. Le varie ditte produttrici volevano solo convincere i governi dell’impossibilità di utilizzare i loro prodotti per scopi illeciti, per poter così venderle nei paesi d’interesse.

Al momento il problema non è stato oggetto di ulteriori analisi, si tratta comunque di una situazione complicata da risolvere. Sebbene la privacy sia importante, per i produttori di stampanti la questione è spinosa. Rimuovendo i ‘tracking dots’ come farebbero a provare ai vari enti governativi dell’affidabilità dei loro prodotti? Nessuno vorrebbe mettere in vendita delle stampanti in grado di falsificare documenti importanti, ma allo stesso tempo questo stride con le varie problematiche sulla privacy che ultimamente stanno affiorando sempre di più grazie al web.

 

 

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