Apple e Samsung multate dall’Antitrust per l’obsolescenza programmata

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

Vi è capitato di non riuscire a far funzionare il vostro smartphone dopo un aggiornamento? L’Antitrust ha messo un limite a questa pratica chiamata obsolescenza programmata.

 

Avete mai sentito parlare dell’obsolescenza programmata? Ecco, avete presente quando, dopo un po’ di tempo, il vostro smartphone smette di funzionare nella maniera corretta o di funzionare del tutto? Parliamo proprio di questo.

Si tratta di una pratica molto scorretta che molte case produttrici utilizzano per portarvi a cambiare cellulare quando, magari, proprio non potete. Ci ha pensato l’Antitrust a mettere un freno a questo fenomeno: vediamo come.

 

La sanzione contro i due colossi

Secondo l’Antitrust, due colossi come Apple e Samsung si sono serviti proprio dell’obsolescenza programmata per rendere inutilizzabili i loro smartphone. Per questa ragione hanno ricevuto, rispettivamente, le multe di 10 milioni e 5 milioni di euro.

L’Autorità garante della concorrenza ha infatti potuto verificare che entrambe le case insistevano perché i loro utenti scaricassero i nuovi aggiornamenti del sistema operativo su smartphone non recenti, senza però metterli a conoscenza del fatto che, probabilmente, non sarebbero stati in grado di supportarli al meglio.

Una volta che l’utente appurava che con il nuovo OS il suo smartphone era diventato eccessivamente lento o comunque più macchinoso nel funzionamento, non potendo ritornare alla versione precedente, era costretto, tipicamente non più in garanzia, a rivolgersi a un centro assistenza quando addirittura a dover acquistare uno nuovo modello.

La sentenza ha suscitato grande contentezza da parte delle associazioni dei consumatori, che da sempre si battono perché l’utente possa fruire di oggetti funzionanti e anche perché, in questo modo, si apre la porta a chi ha intenzione di chiedere il risarcimento danni alle due aziende.

 

 

Le batterie Apple

Le pratiche contro Apple erano state aperte nel 2018, in concomitanza con il caso delle batterie usurate, montate sugli iPhone. Cosa è successo? Con l’aggiornamento iOS 10.2.1 l’azienda avrebbe voluto ottimizzare l’uso del prodotto riducendone le prestazioni, in modo che potesse funzionare anche in presenza di batterie consumate.

Questo ha portato, naturalmente, gli utenti a pensare di dover sostituire l’iPhone, credendo che non si comportasse più in maniera adeguata. L’ammissione da parte di Apple di tale stratagemma aveva avuto come conseguenza solo l’abbassamento del costo della batteria di sostituzione, che passava così dagli 89 ai 29 euro.

A questo punto interviene l’Antitrust, che accusa la ditta di aver proposto in maniera insistente ai possessori di iPhone 6 e 7 l’installazione del sistema iOS 10, senza metterli al corrente delle conseguenze e che successivamente, con l’aggiornamento, avrebbe fatto credere di aver risolto il problema, mentre la funzionalità andava a peggiorare.

 

Il caso Samsung

Per quanto concerne Samsung, il discorso risale al 2016, quando i possessori di Galaxy Note 4 erano stati invitati a installare il nuovo sistema Android Marshmallow, pensato e progettato per il Galaxy Note 7.

La conseguenza logica è stata un malfunzionamento del vecchio dispositivo che spesso era fuori dalla garanzia e per il quale gli utenti si sono ritrovati a dover spendere euro sonanti per ripristinarne la validità.

Samsung però non ci sta e ha fatto ricorso, visto che ritiene che la soddisfazione del cliente sia in cima ai suoi pensieri. Per questa ragione, afferma di aver rilasciato l’aggiornamento con il solo scopo di migliorare le prestazioni del Galaxy in questione e non con quello di renderlo inutilizzabile.

Alla fine anche Apple ha fatto ricorso al TAR del Lazio, con meno successo di Samsung: la casa di Cupertino ha infatti visto rigettare la sua richiesta, mentre per Samsung dovremo aspettare il luglio del 2019, quando appunto ci sarà la prima udienza.

 

Perché parliamo di obsolescenza programmata?

Il termine deriva dal verbo latino “obsolesco” che significa letteralmente “cadere in disuso”: si intende quindi ogni pratica atta a far diventare un dispositivo elettronico vecchio e costringere l’utente a sostituirlo con uno nuovo di zecca.

Si tratta naturalmente di un’azione illegale, che però viene utilizzata da molte case produttrici proprio perché, in molti Paesi, manca una legge in merito. Ci ha provato il Parlamento Europeo, che si è espresso in merito alla questione a Giugno dello scorso anno.

Secondo la direttiva comunitaria 2005/29/CE esiste l’obbligo per la casa produttrice di informare l’utente circa la durata del prodotto che acquista. In poche parole, se il vostro nuovo smartphone è programmato per funzionare per un tempo limitato, avete tutti i diritti di saperlo.

 

L’Italia e la Francia

In Italia qualcosa si muove: gli MS5 hanno fatto una proposta di legge che prevede un allungamento della garanzia da due a cinque anni e addirittura a dieci se si parla di oggetti di grandi dimensioni. La proposta di Sel invece è di rendere disponibili i pezzi di ricambio fino a quando il prodotto è sul mercato e anche nei cinque anni successivi.

Passi da gigante ha fatto invece la Francia, che ha addirittura avviato un’indagine contro alcuni colossi. La procura di Nanterre, infatti, ha citato Epson, Brother, Canon e HP come colpevoli di rendere meno durevoli le loro stampanti e le cartucce relative, programmando quindi l’obsolescenza dei loro prodotti.

La direzione generale repressione frodi ha in mano il caso e le aziende rischiano grosso, visto che, la pratica in questione, è vietata a partire dal 2015 dal Codice di consumo francese. Le pene per questo reato vanno da una multa di 300 mila euro alla quale va aggiunto il 5% del fatturato dell’azienda, sotto forma di contravvenzione.

Nei casi più gravi, però, è prevista anche la pena detentiva, che può arrivare fino a due anni. La stessa azione è stata intentata dalla Francia ad Apple, accusata di rallentare e peggiorare le funzioni dei suoi dispositivi volontariamente. Purtroppo è stata la stessa casa di Cupertino a confermare la veridicità dell’informazione, sostenendo che la durata media della vita dei suoi iPhone è di circa tre anni.

 

 

In America

Ad Apple non è andata meglio neppure in casa propria: negli Stati Uniti, infatti, è sotto accusa ma i suoi avvocati hanno tentato una difesa affermando che la casa non può essere citata in giudizio a causa dei rallentamenti causati da iOS, portando la stessa ipotesi di Samsung.

In sostanza, Apple non potrebbe essere ritenuta colpevole di causare dei peggioramenti dei dispositivi quando mette a disposizione aggiornamenti con il solo scopo di ottenere l’effetto contrario. Chi la spunterà?

 

 

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